Un tuffo nel passato, fino all’infanzia, con tutta la malinconia dei ricordi più belli, quelli fermati in un filmino super-8, quelli delle amicizie rimaste purtroppo relegate a quell’età e ad una Livorno che, ormai, non c’è più.

Ricordi di un’infanzia vissuta, negli anni ’60, nei cortili di case popolari, “un po’ più per signori” grazie all’ascensore e al garage. Cortili non ancora invasi soltanto dalle auto, dove i bambini giocavano e imparavano la vita socializzando tra loro e non davanti ad uno schermo televisivo o di un computer.

Il cortile era in comune con altri palazzi e, senza troppe auto, ci permetteva di giocare con nuovi amici e finalmente anche con qualche amica.

Tra tutte, Sabrina. Bellissima, riccioli biondi, occhi di un verde mai più rivisto, con una cicatrice sul mento che la faceva pirata. Tutti i ragazzini le andavano dietro, sia maschi che femmine. Era anche molto dispettosa, Sabrina, ma portava sempre buon umore. (*)
Sabrina, prima bimba a diventare amica nei giochi da bambini, forse anche la prima a muovere qualche sentimento che va oltre l’amicizia, figura ancestrale e allo stesso tempo fortemente materiale, che solo i più fortunati hanno avuto come compagna di giochi nella propria infanzia.

E con l’arrivo dell’età adulta, l’allontanarsi di due anime libere, il pudore reciproco come a spingere via i ricordi dell’infanzia, i contatti, le spinte, gli strusciamenti. Il timore di essere respinti. E poi il destino che segna la vita di ognuno. E il sogno amoroso che rimane solamente tale, appena sfiorato.

Ogni tanto ti sogno che ti affacci e mi chiedi se andiamo giù a giocare, cioè se scendo a farmi prendere in giro come il solito cretino che ero e sono. Da te mi piaceva lasciarmi fare e dire di tutto, il tuo ridere mi illuminava, la tua non era cattiveria, era dispetto di femmina ancestrale.

Devo dirti grazie perché forse sei stata la prima bimba che diventò mia amica. Sabrina, nome dolce e fiero, come la gatta randagia che eri giù in cortile a inventare qualche gioco con tutti i piccoli che ti venivano dietro.

Meglio che tu non lo veda, quel cortile, dove ora ci sono solo macchine che si son prese lo spazio dei bambini. Non ci si può più giocare come noi a pallone, a baseball e poi a cerbottane e alle Olimpiadi, mentre risuonava nell’aria la tua bella voce. (*)   (*) I corsivi sono tratti dal racconto Sabrina contenuto nel libro di Bobo Rondelli “Cos’hai da guardare” pubblicato da Mondadori nel 2019.   La canzone è stata scritta da Bobo Rondelli.

Musiche di Bobo Rondelli e Claudio Laucci.
Registrazione, mix, mastering e produzione artistica a cura di Davide Fatemi.
Voce e chitarra: Bobo Rondelli
Chitarra e basso: Leonardo Marcucci
Pianoforte: Claudio Laucci
Cori: Jole Canelli  

Sabrina

C’è giù Sabrina, con gli occhi verdi
smeraldo mare
come il fondale
a far dispetti
quelli ancestrali
che le bambine san bene fare
e Sabrina tra tutte è la migliore   Mamma fammi uscire per favore
sì, l’ho già finita la lezione   E Sabrina fa il giro del cielo
col Wolkswagen alato e lo stereo
sparato al massimo
e soltanto i bambini la vedono
e con gli occhi socchiusi la seguono
e la salutano   Sabrina amore
piccola amica
stella del cielo
mio batticuore
con i capelli
raggi di sole
che illuminavi
col tuo passare
tutto il cortile   Mamma fammi uscire per favore
sì, l’ho già finita la lezione   E Sabrina fa il giro del cielo
col Wolkswagen alato e lo stereo
sparato al massimo
e soltanto i bambini la vedono
e con gli occhi socchiusi la seguono
e con lei volano E soltanto i bambini la vedono
e con gli occhi socchiusi la seguono
e con lei volano