Shamary, all’anagrafe Sara Dall’Olio, classe ’92, pescarese, cresce come tanti circondata dalla musica, passione che le trasmette il padre. Balla, canta e sogna fin da piccola che tutto questo possa diventare il suo mestiere. Nascono diverse collaborazioni e prendono vita brani, ancora nel cassetto, con cui cerca di andare a definire quale sia la propria strada.   

E’ quando incontra Camilla Capolla e Gianmarco Grande, autori di questo brano, che “Quasi Adatta” prende forma in modo così naturale da sembrarle il perfetto abito da cerimonia, disegnato su misura, che avrebbe sempre sognato. Ed è con “Quasi adatta” che decide di cominciare a far parlare di sé.

Dal quadro ideale che la rappresenta, è un brano che mi descrive molto – ci dice Shamary  –  racconta di una ragazza sola, indecisa, amareggiata proprio come me, Io mi ci sono rivista nel testo, quando il mio Editore mi ha chiesto se ero interessata ad inciderlo è stato come un colpo di fulmine, amore a prima vista. Un lavoro intenso per la realizzazione del brano, durato quasi un anno – continua nel racconto Shamary – mesi di attesa e paure dovute sopratutto al Covid, e alle difficolta’ di non riuscire a muoversi, ma ora sono proprio felice di farvelo ascoltare.  

Imperfetta, come ogni essere umano, con quel ‘quasi’ che l’ha rincorsa una vita intera, si sente finalmente pronta per debuttare in un mondo, che al contrario di come si sente lei – sebbene intangibile – ai suoi occhi sembra senza sbavature.  

“Quasi adatta”  e’ il singolo d’esordio perfetto per Sara, che sceglie di scendere in campo adottando il soprannome con cui l’ha sempre chiamata papà e che l’ha accompagnata in adolescenza: Shamary, che in arabo (Shamari) significa ‘guerriera pronta alla battaglia’.  

E così, ‘Quasi perfetta’, quasi per gioco, la storia di Sara comincia da qui:  “mi sentivo sola – continua l’Artista nel suo racconto –  ho abbattuto tutti i muri per far parte di una storia, che se fosse cominciata meno facile, il lieto fine poi ti avrebbe steso”.  

Un brano dalle sonorità avvolgenti, senza tempo; universale come la sensazione d’inadeguatezza che si vive in gioventù e ugualmente carico di aspettative e capace di regalare stabilità, anche quando le risposte tardano ad arrivare, anche “nei contrasti più improbabili, le fantasie più instabili, nei sogni più impossibili”.